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26 luglio 2013
Lettera aperta ... sul perché lascio il Partito Democratico
L’affidabilità di ogni individuo si misura sulla sua credibilità; si valuta, cioè, sulla sua capacità, o incapacità, di essere consequenziale con i fatti e con le azioni a quanto ha detto e dice.
Oggi, non ritengo che il Partito Democratico sia più credibile, perché i suoi rappresentanti non sono più credibili.
Il PD ha cercato, "responsabilmente accettato" (?), un governo nazionale con il PDL dove, sulla base della cd. emergenza, non c’è un pensiero dominante. Troviamo al governo dell’Italia una pappetta informe e uniforme, un insieme di partiti che si trova d’accordo, veramente, solo nel concretizzare una politica del rinvio (e che nessuno venga a sbandierarmi, per favore, il vacuo decreto del fare!).
In questa shakerata  poltiglia di idee non c’è più il PD, quello che nacque al Lingotto e in cui tanti avevano sperato. 
E’ un dato di fatto incontrovertibile: il più grande partito di sinistra ha perduto la propria connotazione.
Paura per la vita futura del PD? No.
Le sigle, i partiti vanno e vengono, spesso portati via dal vento della storia. Non mi affeziono ai simboli, anche se per quello del PD ho speso tempo, pensieri, ho versato parole, ho affrontato battaglie. Quello che resta, che deve sempre restare, quando sono ben saldi e chiari, sono le idee, i valori.
Ho, invece, timore per la vita della democrazia, quella vera, quella dove progetti e principi si contrappongono, quella che porta alla possibile alternanza di governo.
Il PD è responsabile di quello che sta accadendo alla democrazia in Italia perché è staccato, completamente avulso da ciò che accade nel Paese.
Le persone lo stanno percependo come un soggetto teso esclusivamente a conservare i propri interessi correntizi e individualistici. E le scelte che si sono susseguite nel tempo ne danno conferma: l’incapacità di percepire i motivi della disaffezione delle persone alla politica ed ai partiti, poi la chiusura verso Rodotà (che avrebbe aperto a scenari diversi), lo scriteriato e personalistico assassinio politico di Prodi, l’inettitudine nell’evitare un profondo chiarimento con i famigerati 101, la rielezione di Giorgio Napolitano che sta svolgendo alla lettera il mandato per cui è nuovamente Presidente della Repubblica, e poi il governo con il PDL e tutto quello che è seguito.
Io ho fatto campagna elettorale credendo e parlando alle persone dell’ITALIA BENE COMUNE: oggi di quell’Italia non c’è traccia.
Lascio il Partito Democratico perché non ho più intenzione con il mio silenzio (che può sembrare assenso) di legittimare lo scempio politico che è sotto gli occhi di tutti. Uno scempio che parte da Roma, e che sui nostri territori, indicando come esempio proprio l’odierna esperienza romana, cerca di giustificare un obbrobrioso consociativismo. E parlo con cognizione di causa visto gli ultimi accadimenti a Cava de’ Tirreni, la mia città, che vanno proprio in tal senso.
Ma non abbandono la politica, credo che i miei ideali, i miei valori meritino ancora tutti i miei sforzi affinché si realizzino, il mio senso di responsabilità lo pretende.



permalink | inviato da Rossana Lamberti il 26/7/2013 alle 13:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

21 aprile 2013
Punto a capo
Non voglio commentare quanto è accaduto in questi giorni.
Lo dò oramai per scontato. Le figuracce, le lotte, anzi, per amore di verità, le faide tra correnti, tra vecchi e giovani rampanti capobastone che aspettavano solo il momento propizio per vendicarsi di torti ricevuti in un personalistico percorso alla rincorsa di visibilità, di potere fine a se stesso e produttivo di vantaggi solamente per i propri adepti, è oramai evidente a tutti.
Come sono stati visti da ognuno, in maniera lampante, l’incapacità di quasi tutti i politici del centrosinistra di ascoltare, di essere in sintonia con il proprio elettorato, di saper farsi capire.
Tutto questo non può essere commentato.
Devono andare via tutti e soprattutto spero che nel prossimo governo non ci siano vecchi rappresentanti di un potere politico oramai defunto e che magari (o senza magari) hanno partecipato attivamente all’ultima debacle.
No, non voglio parlare di questo. Voglio affrontare i problemi del futuro.
Il problema dell’Italia, il vero problema è la nostra democrazia, la sua tenuta, la sua esistenza.
L’implosione del PD, quale unico, grande partito del centrosinistra, è catastrofica. Non per la sua esistenza in sé, non per i partiti. I partiti, le loro sigle, arrivano, scompaiono, altri se ne formano.
Il prossimo congresso sarà fatale, si deciderà che tipo di partito deve essere il PD: se nettamente alternativo al centrodestra o se dialogante, fino all’alleanza, con il centrodestra o magari con una futura sinistra.
Occorre fare presto. In mancanza non ci sarà democrazia in Italia. Senza la possibilità di un’alternativa tra progetti non c’è dibattito, non c’è confronto. Non c’è scelta. Saltano i parametri dialettici, scompare l’alternativa, perdiamo la democrazia.
Voglio sapere presto, al più presto, cosa intende fare questo partito che ha il dovere di affrontare la vacatio democratica che ha costruito.
Non imposta se il partito avrà ancora questo nome o se ne avrà un altro.
Voglio sapere che anima avrà, quale progetto, quale visione, quali priorità.



permalink | inviato da Rossana Lamberti il 21/4/2013 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 marzo 2013
L’unica possibilità? Cambiare
Nel 2008 Obama diventa il primo presidente nero degli USA.

Certamente una vittoria degli afroamericani, ma di fatto, essa è stata il frutto, soprattutto, di una vera e propria rivoluzione nella comunicazione: gli schemi tradizionali saltano. Il messaggio elettorale viaggia per la prima volta via web in un discorso che diventa confidenziale, riservato, ma, al tempo stesso, pubblico.

In un sistema parlamentare bipolare, come quello statunitense, che non ha e non prevede l’organizzazione capillare territoriale dei partiti italiani, a chi si rivolgeva il candidato Obama?

Alle persone, a tanti che si accostano alla politica solamente durante i frenetici mesi delle elezioni presidenziali.

Perché parlo di Obama proprio oggi? Perché tutto ciò che accade negli USA, foss’anche un battito d’ali di una farfalla, si riflette, e sempre, da noi a distanza di pochi anni. Da noi dove, nel frattempo, i circoli, le sezioni si svuotavano, lasciando pochi a contarsi e a ripetersi, quasi inebetiti, che la gente non partecipava più. Gli schemi stavano cambiando, ma non si è voluto affrontare la questione, ci si è limitati a prendere atto di ciò che accadeva sotto gli occhi di tutti.

Oggi stiamo vivendo in politica una grande rivoluzione: il M5S, i suoi elettori, Grillo, cose completamente diverse l’una dall’altro, stanno occupando la nostra attenzione in maniera quasi spasmodica.

Cosa è successo? Sarebbe bastato si fosse candidato Renzi al posto di Bersani per modificare il risultato di queste elezioni politiche? Assolutamente no. Renzi, e qualsiasi altro giovane, non avrebbe potuto modificare la storia del partito di questi ultimi anni, né l’impatto del M5S. Perché la causa di questa vittoria-beffa del PD viene da lontano.

Sono gli schemi, le logiche del partito che non sono più al passo dei tempi. Il partito non è più il luogo dove le persone, giovani e anziani, donne e uomini, si incontrano per capire e discutere. Oggi ci si informa, forma e confronta sul web, in tempi velocissimi. Le persone hanno percepito nettamente la lontananza del partito dalla quotidianità, dal senso comune delle cose.

Perché il mio partito, l’unico che ha ancora voglia e velleità di chiamarsi tale, non è riuscito a prevedere ciò che stava accadendo?

Probabilmente le risposte sono diverse: il timore di non saper parlare un linguaggio diverso dal politichese; la spocchia di pretendere che le persone dovessero capire il politichese; il terrore di vedere altri potenziali competitori nel ristretto spazio, che alcuni si erano ritagliati, di visibilità politica; la certezza di essere gli unici titolari della verità, della conoscenza, della capacità interpretativa e di organizzazione; l’indomita, esasperata dichiarazione della propria indispensabilità.

E così le persone si sono sentite giustamente respinte. C’è chi, risentito, si è chiuso nella propria casa, chi, arrabbiato, ha focalizzato sforzi e tempo nella protesta e nella ricerca di qualcuno che gli dicessi <sei importante, con me uno vale uno>.

Nel frattempo il mio partito ha perso consensi e persone che gli avrebbero portato linfa ed entusiasmo.

Renzi avrebbe cambiato il corso di questa storia? No, troppo semplicistico.

La rivoluzione dei movimenti spero sbaragli i vecchi schemi, le arcaiche dialettiche, che siano travolte le stanze chiuse e si faccia politica per la strada in un bagno di umiltà senza eguali. Se cambiamento dovrà esserci che sia radicale: le mentalità che ci hanno portato ad un dinosauro di partito devono essere travolte. L’entità del cambiamento deve essere necessariamente proporzionale alla rivoluzione che stiamo vivendo. Occorre ragionare con schemi nuovi, perché non bisogna sopravvivere, ma rinascere. Questa è l’unica speranza e l’unica battaglia che resta da fare, sempre che la si voglia combattere.



permalink | inviato da Rossana Lamberti il 4/3/2013 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

25 gennaio 2013
L’Europa ci dà i soldi, ma Caldoro non li usa
Il dato campano è tra i peggiori in Italia.
Il POR-FESR Campania (che costituisce il quadro di riferimento per l’utilizzo delle risorse comunitarie per lo Sviluppo Regionale della Campania in convergenza con i dettati dell’Europa) 2007-2013 ammontava a ben 6,8 mld di euro.
Oggi sappiamo che solamente l’8,8% (601 milioni di euro) sono stati pagati; che la Regione ha centralizzato circa 950 milioni di € (Piano azione di coesione e MIUR), ha allocato, bloccandoli, circa 2,6 mld sui Grandi Progetti mentre circa 2,7 mld di € sono impegnati su interventi che hanno scarsissima capacità di spesa.
Oggi in Campania è netta la sproporzione tra le risorse impegnate e i pagamenti effettuati. Ciò evidenzia come l’odierna amministrazione non abbia saputo “spendere” e che quindi la programmazione di risorse è stata esclusivamente un mero esercizio teorico.
La situazione campana è peggiorata con Caldoro che sconfessò l’accordo del 31 marzo 2010 con il quale la Regione aveva certificato, concordandolo con l’allora ministro Tremonti, uno sforamento del Patto di Stabilità per circa 1,1 mld di €. Caldoro attuò un piano di rientro autolesionista che prevedeva il blocco della spesa in conto capitale, la ridiscussione dei tetti di trasferimento dallo Stato nazionale sulle spese correnti per oltre 1 mld e al contempo manteneva tutte le sanzioni previste per lo sforamento del Paino di Stabilità.
Quale grande risultato è stato raggiunto?
Luglio 2010: Caldoro taglia per oltre 2 mld di € la spesa, paralizza i POR, non effettua nessuna riduzione strutturale di spesa, paralizza la macchina amministrativa e rende impossibile per l’ente far ripartire la spesa sui fondi strutturali (essendo completamente assente la quota del cofinanziamento nazionale per i Fondi Europei), alloca (bloccandoli) 2,6 mld sui Grandi Progetti.
A tre anni dalla sua conclusione, il programma, sulla carta, risulta interamente impegnato, ma la sua capacità di spesa è nulla.


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permalink | inviato da Rossana Lamberti il 25/1/2013 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 gennaio 2013
La sorpresa sociale del dopo elezioni
E’ già noto tra gli addetti ai lavori, ma sarà di dominio pubblico dopo le elezioni, che la Campania ha azzerato, di fatto, i Piani di Zona che erogano servizi per i diversamenti-abili.
Vero è che, dopo i tagli del duo Tremonti-Monti, la nostra Regione, a cui nel 2008 furono assegnati ben 108 milioni di euro, nel 2012 ha potuto gestire solamente 1 milione di euro, ma la Campania (Caldoro) ha rincarato i tagli ai servizi stabilendo che negli Uffici dei Piani di Zona sono impiegabili non più del 10% delle risorse umane esterne agli organici dei Comuni dell’Ambito.
Risultato?
Ci sarà una contrazione netta del personale contrattualizzato con contratti atipici nei Piani di Zona, circa il 60% degli operatori non avrà il rinnovo del contratto e i servizi per i diversamente-abili e per le loro famiglie diminuiranno drasticamente.
Ci sarà, tra la mancata erogazione di servizi e la disoccupazione degli operatori: un vero e proprio tsunami sociale.
Lo Stato, i Governi Berlusconi che si sono succeduti negli ultimi anni, hanno affrontato le problematiche in questione più con l’atteggiamento di un buonismo assistenzialistico che con la convinzione che sia centrale il senso di responsabilità di donne e uomini l’un verso l’altro e verso la società.
Occorre in tempi brevi ripensare a tutto il sistema del welfare in Italia che, essendo ancora di tipo lavora lavoristico, pone al centro dell’impianto logico-giuridico il capofamiglia e il lavoro. E’ necessario collocare come preliminare e ineludibile la persona, le sue relazioni sociali e familiari.
Occorre che allora che proprio a tutte le persone siano date le possibilità per esaltare, per esprimere le proprie capacità promuovendo l’uguaglianza delle opportunità per tutti, sino a poter garantire l’autodeterminazione di ognuno e, migliorando l’aderenza dei servizi ai cittadini, rafforzare il potere di scelta del singolo.
Ed allora l’impegno personale per la riforma del sistema welfare che, finalmente, abbia quale priorità la persona; per la semplificazione, il riordino delle fonti finanziarie; per la tutela dei fondi destinati al sociale che devono essere vincolati; per la distinzione tra le funzioni programmatiche e di controllo proprie degli Enti e quelle della gestione dei servizi che può e deve essere affidata ad Aziende speciali all’interno delle quali possono essere ricollocati operatori che, pur vantando esperienza e professionalità, al momento sono senza lavoro.

Abbisogniamo di un “nuovo umanesimo”, perché in una società più è alta l’attenzione alle fragilità, più essa è democratica e moderna. E non possiamo sprecar tempo per affrontare questo tipo di problematiche, la crisi economica morde e lacera e rischiamo di veder soccombere, ancora una volta, i più deboli.

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permalink | inviato da Rossana Lamberti il 18/1/2013 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

16 gennaio 2013
Tempi moderni ... vecchie discriminazioni
Il giudice di Bergamo consiglia alle donne di non uscire da sole la sera per evitare gli stupri. E' offensivo e anacronistico: vorrebbe scaraventare le donne al medioevo.
Invece di ripensare alla sicurezza di tutti nelle città, si cerca di ridurre il problema restringendo le libertà fondamentali dei cittadini discriminandoli per genere.



permalink | inviato da Rossana Lamberti il 16/1/2013 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 gennaio 2013
La rivoluzione delle donne campane
Ce l’abbiamo fatta?
Le donne del Partito Democratico devono essere finalmente fiere del risultato raggiunto.
Infatti grazie alla legge elettorale della nostra regione che, fortemente voluta dalle donne del PD campano e adottata per le primarie-parlamentari, in base alla quale si è votato per due candidati con alternanza di genere, oggi tante donne del nostro partito saranno deputate e senatrici.
La prevista percentuale minima del 33% di presenza femminile nelle liste elettorali è stata superata dal verdetto delle urne del 29 dicembre. Gli elettori e i tesserati del PD hanno votato donne in una misura che sfiora il 50% di coloro che sono stati individuati per essere candidati.
Questo cambia completamente l’assetto di genere non solamente nella nostra rappresentanza istituzionale, ma in tutto il Parlamento.
Più donne quindi, per una politica diversa significa che la Politica sta cambiando.
Perciò con orgoglio e senza paura di essere smentite possiamo dire che le democratiche della Campania hanno cambiato la politica dell’intero Paese.
Ma probabilmente, proprio perché le donne sono uscite vincenti, la misoginia è ripresa virulenta. Gli attacchi dei giorni scorsi alle donne “portate” dalle componenti e dagli uomini potenti è davvero anacronistico e stucchevole, come se le donne non facessero parte di componenti, non fossero parti politiche attive di un progetto, non avessero una visione del futuro insieme ad altre donne ed uomini con i quali condividono lotte, sconfitte e vittorie.
Se fossimo state semplicemente gentili fiorellini, soli ed isolati, spuntati in mezzo ad una natura fredda e glaciale (piccoli bucaneve?) senza radici, né compagnia…ecco, forse, allora, saremmo state ritenute degne di lode.
Invece, poiché le candidature sono il riconoscimento di lavoro, tempo dedicato, dedizione, passione e coerenza … allora siamo tacciate di non valere per noi stesse, ma per gli uomini che ci hanno “portate”, come se tutto ciò che è il presupposto politico di una candidatura non esistesse.
E tutti gli attacchi in questione sono rivolti solo alle donne e non anche ai giovani che, hanno raccolto tanti consensi il 29. Eppure lo stesso tipo di critiche potrebbero essere indirizzate anche a loro!
Allora mi chiedo: <Ce l’abbiamo fatta?>
Non del tutto, il percorso per cambiare la cultura, per sradicare gelosie, anche femminile, è lungo.
Noi nel frattempo abbiamo la consapevolezza di aver vinto una grandissima battaglia, facciamoci forti del risultato conseguito e andiamo avanti.

31 dicembre 2012
Primarie Parlamentari PD del 29 dicembre
Il 29 dicembre, grazie alla consapevolezza dei tanti candidati che hanno profuso entusiasmo, umiltà e impegno nel partecipare alle primarie-parlamentari, il PD ha vissuto un importante momento di democrazia dimostrando ancora una volta di essere capace di mettersi in gioco e di avere una considerazione assoluta delle indicazioni espresse dagli elettori nell'individuazione dei candidati al parlamento.

Io ho ottenuto 5.411 voti.

Abbraccio tutti coloro che mi hanno votato e li ringrazio per l'attestato di stima e di fiducia da loro espresso nei miei confronti. Esprimo la mia volonta' di mettermi a disposizione, di lavorare per i nostri territori sviluppando i temi della solidarietà, dell'equità, dell'innovazione e della cultura per un futuro che possa nuovamente prevedere un paese migliore per tutti.

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permalink | inviato da Rossana Lamberti il 31/12/2012 alle 10:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 dicembre 2012
Elezioni primarie per la scelta dei parlamentari PD
Cari amici,
con mio grande onore sono candidata nelle Elezioni primarie per la scelta dei parlamentari PD. Vi ringrazio tanto e in anticipo per il supporto che mi state dando.
Di seguito riporto una mia intervista pubblicata oggi sul quotidiano il Roma.


Dopo anni una cavese può tornare in Parlamento (di Sara Monetta)

Anche a Cava De' Tirreni è partita la corsa dei cento metri per le primarie del PD per la scelta di coloro che si candideranno al parlamento durante le prossime consultazioni elettorali. Per la cittadina metelliana è scesa in campo Rossana Lamberti, coordinatrice provinciale del PD Donne ed ex assessore comunale con il sindaco Luigi Gravagnuolo. La figura di Lamberti non era stata promossa in un primo momento dal gruppo cittadino del PD, che invece aveva cercato la candidatura della dirigente scolastica Ester Cherri. Solo quando non sono state raccolte le firme necessarie per portare alle primarie la Cherri, si è fatta avanti l'ex assessore metelliano che gode dell'appoggio anche del deputato del PD, Fulvio Bonavitacola. Abbiamo quindi incontrato Rossana Lamberti per saperne di più sulla sua scelta di scendere di nuovo in campo.

Da che cosa nasce la scelta di candidarsi a queste primarie? Quali sono le considerazione fatte a monte?

Sono da circa due anni la coordinatrice della conferenza donne del partito per la provincia di Salerno. E' stato un lavoro lungo, teso al coinvolgimento delle donne sui vari territori, un lavoro di mediazione svolto, credo, con equilibrio e costanza, un lavoro che aveva come fine la crescita del partito dando rilievo e tutela alla sua parte femminile. In precedenza ero stata candidata alle elezioni regionali e avevo ottenuto risultati ragguardevoli per una persona che per la prima volta si affacciava ad un palcoscenico vasto come la provincia di Salerno: ero riuscita a rosicchiare, in tantissimi comuni, consensi semplicemente presentandomi e dialogando con le persone. Ancora prima ero stata assessore al comune di Cava De'Tirreni per un settore fondamentale per ogni città, l'urbanistica. Senza ombra di dubbio posso rivendicare la coerenza e la determinazione con cui ho cercato di attuare il programma elettorale, con cui avevamo vinto: mi riferisco principalmente alla redazione del PUC, adottato in giunta, volano per la nostra città. Da tutto questo nasce la mia candidatura e sono orgogliosa e onorata che ci sia stato un riconoscimento così importante per il lavoro svolto per il Partito Democratico del Salernitano da una cavese.

A differenza delle primarie per la scelta del candidato premier, il tempo a disposizione per preparare queste consultazioni è davvero poco, la stessa sua candidatura è stata presentata un paio di giorni fa. Come crede che questo influenzerà il voto?

E' vero i tempi sono ristrettissimi ma sarà difficile per tutti i candidati.

Il gruppo del Pd a Cava De' Tirreni pare diviso su due correnti divergenti. Inizialmente si era pensato alla candidatura di Ester Cherri, poi non sono state raccolte firme a sufficienza. Si aspetta sostegno unanime dai suoi compagni di partito metelliani?

Sì, spero nel sostegno che con umiltà ho cercato e continuo a cercare.

C'è un messaggio che vorrebbe lanciare agli altri membri del Pd a Cava de' Tirreni?

Per la prima volta dopo decenni, grazie a queste primarie, è possibile avere un cavese, per più di una donna, nel parlamento italiano. Credo che sia un'occasione da non perdere.

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permalink | inviato da Rossana Lamberti il 28/12/2012 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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